Lì, in Messico, misi davanti a ogni cosa la mia voglia di vincere la Coppa del Mondo. Lasciai da parte il Napoli, lasciai da parte i miei gusti calcistici, feci capire alla mia famiglia che quella era l’occasione. Parlai e parlai con i miei compagni perché tutti provassero lo stesso… Ed è il messaggio che lascio a Messi e ai Messi che spero verranno dopo Leo.

Quando venivano e mi chiedevano qual era il nostro obiettivo, una volta arrivati in ritiro, quando avevamo iniziato ad allenarci come io volevo, come -io-vo-le-vo!, rispondevo: «Siamo qui per essere i campioni del mondo». E quando mi chiedevano qual era il mio obiettivo: «Essere il migliore del mondo». Non era per esagerare, no. Era pura fiducia. E lo facevo per trasmettere fiducia a tutti gli altri. Non credevano in noi? Non credevano in me? Che si tenessero forte allora, perché noi sì che ci credevamo, io sì che ci credevo. Quel pazzo di Maradona ci credeva.

Quando facevano la stessa domanda a Platini, lui rispondeva: «Non so, bisogna vedere la faccenda dell’altitudine». Quando facevano la stessa domanda a Zico, rispondeva: «Non so, io ho dei problemi alle ginocchia e la squadra deve essere forte». Idem quando facevano la domanda a Rummenigge. Ed ecco lì i nostri rivali, i miei rivali. Di me si potrà dire qualsiasi cosa. Ma quando mi pongo un obiettivo, lo raggiungo. E quando avevo il pallone tra i piedi, sentivo che avrei sempre raggiunto quello che mi proponevo. Valdano mi diceva che, quando toccavo il pallone, sembrava ci facessi l’amore. Ed era una cosa del genere…

Se ho avuto paura? Eccome se ne ho avuta! Quando senti che ci sono tante persone che sperano tu realizzi un loro sogno, di paura ne hai, come fai a non averne? In quei momenti, e durante il Mondiale, accadde un paio di volte, prima della finale, per esempio, pensavo a Tota, mia madre. E dicevo, lo dicevo, non lo pensavo: «Ho paura, Tota, vieni ad aiutarmi, ti prego…». E Tota non sarebbe venuta in quel momento, perché era a Buenos Aires. Perché io avevo voluto che restasse lì, che restassero tutti lì, meno mio padre, perché volevo essere concentrato solo sul gioco. SUL GIOCO E LA VITTORIA.

Tratto da “La mano di Dio” di Diego Armando Maradona